Coronavirus, ammortizzatori sociali si rischia di prenderli tra due, tre mesi. Bisogna innovare lo Stato

Coronavirus, ammortizzatori sociali si rischia di prenderli tra due, tre mesi. Bisogna innovare lo Stato

 

Da Strumenti Politici

 

Analisi realizzata da Franco Chiaramonte – Esperto politiche del lavoro in collaborazione con Giuseppe Adduce – CEO Pomiager S.r.L. e Sandro Vecchiarelli – Chief Operating Officier, Pomiager S.r.L.

Semplificare i processi, renderli certi, accelerare la disponibilità di risorse, questo è richiesto alla Pubblica Amministrazione in questo momento di transizione mentre si combatte la battaglia sanitaria. Il rischio per esempio è che gli ammortizzatori sociali vengano percepiti tra due o tre mesi con l’attuale burocrazia. E se la crisi invece si trasformasse in una straordinaria occasione di innovazione?

In questi giorni si moltiplicano gli sforzi per contrastare l’impatto sulla salute dei cittadini dell’epidemia da COVID-19. Risorse ingenti sono stanziate anche per ridurre o almeno contenere gli impatti che una interruzione così brusca delle attività economiche, peraltro necessaria a ridurre quanto più possibile le occasioni di contagio, ha sull’economia del paese. E parlando di economia del paese non dobbiamo pensare che ci si riferisca solo alla capacità di produrre ricchezza in generale, ma anche che questa capacità diventa disponibilità di reddito e risorse per ognuno di noi. Se da un lato gli esperti si interrogano su quanti punti di PIL costerà questa crisi, dall’altro sappiamo che la sospensione delle attività produttive, pur con il ricorso al lavoro agile, alle ferie anticipate, ai permessi e quant’altro, sta già iniziando a tradursi in sospensioni o interruzioni dei rapporti di lavoro. Per ridurre l’impatto nei bilanci delle persone e delle famiglie, sono state mobilitate dal Governo risorse rilevanti per finanziare, tra l’altro, gli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione ordinaria, cassa in deroga, fondo di solidarietà, interventi in favore del lavoro autonomo. Risorse per oltre 3,4 miliardi di euro. Uno sforzo importante, che affronta una finestra temporale peraltro limitata, sostanzialmente fino alla fine di aprile, e che probabilmente sarà già insufficiente per coprire questo periodo. Quindi andranno recuperate altre risorse perché la crisi non finirà con il mese di aprile, né con il ritorno progressivo ad una qualche normalità che non sappiamo bene come sarà nè quando ciò avverrà.

Ora però l’attenzione si sposta, necessariamente, sul funzionamento della macchina amministrativa che deve permettere di far giungere queste risorse nella disponibilità delle imprese e delle persone nel più breve tempo possibile. Questa crisi, che ha enormi differenze rispetto a quella di 10 anni fa, avrà nella capacità di garantire flussi tempestivi e puntuali di risorse e di liquidità, per le famiglie e le imprese, un fattore decisivo per cercare di ridurne gli impatti negativi.

Ecco perché efficienza del flusso, semplificazione e certezza dei processi amministrativi possono contribuire in modo decisivo. Questi processi sono nel nostro paese in capo ad INPS che garantisce già oggi prestazioni di buon livello e performance soddisfacenti, ma siamo di fronte ad una emergenza che produrrà per numerosità delle domande e necessità di mantenere livelli adeguati di controllo, un impatto che mai si è sperimentato in passato.

È allora il momento di pensare ad introdurre, quanto prima, tecnologie specifiche che possano garantire certezza e semplificazioni a queste “transazioni”, utili a raggiungere l’obiettivo di un più rapido trasferimento delle risorse.

La tecnologia Blockchain può essere un valido contributo e questa potrebbe essere l’occasione per una innovazione che rimarrà anche dopo la fine dell’emergenza. Siamo di fronte, infatti, ad un processo che vede in gioco diversi attori, almeno tre: il soggetto che richiede l’ammortizzatore (l’impresa che ha una situazione di crisi), il soggetto che paga l’ammortizzatore (generalmente INPS), il soggetto che riceve il pagamento (il lavoratore). A questi attori si possono aggiungere in alcuni casi altri soggetti come una banca (in caso di anticipazioni) o le parti sociali (che sottoscrivano accordi di autorizzazione), o Istituzioni che generano atti autorizzativi. Questa serie di interventi che comportano predisposizione, trasferimento, riconoscimento, rilascio di autorizzazioni nelle varie fasi e controlli potrebbero, opportunamente descritte, essere inglobate in un processo ospitato nella blockchain, attivato dal soggetto che genera la domanda e concluso con il trasferimento delle risorse e con il perfezionamento della procedura da parte dell’impresa (nel caso le risorse venissero anticipate da un istituto di credito, o venissero messe, a differenza di quanto avviene oggi, nella disponibilità dell’impresa che procederebbe al pagamento del lavoratore, o che anticipa il pagamento per essere poi rimborsata).

Il processo avrebbe certezza di corretta esecuzione, i documenti prodotti nelle varie fasi sarebbero conservati e inglobati nel processo ospitato nella blockchain, nessuno potrebbe contestare successivamente validità e autenticità a fronte di attività di controllo.

Quanto permetterebbe di guadagnare in termini di tempo un processo simile utilizzando le tecnologie blockchain? Una stima è difficile, ma possiamo immaginare, per casi analoghi di impiego, un drastico abbattimento dei tempi, ma soprattutto una riduzione importante degli interventi di controllo.

Di seguito, a titolo puramente esemplificativo, due schematiche rappresentazioni del flusso che si potrebbe ipotizzare.

In questa prima fase possiamo velocizzare le istruzioni delle pratiche da parte dell’INPS, utilizzando la blockchain per memorizzare le impronte digitali dei documenti forniti dalle aziende per avviare l’iter delle richieste.

 

In questa seconda fase velocizziamo la procedura per l’erogazione dei fondi.

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